Cappa a carboni attivi VS cappa UV/a

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Cappa a carboni attivi VS cappa UV/a

Confrontarsi con il vasto mondo della cucina vuol dire fare i conti con un gran numero di tecnologie e innovazioni. L’asticella in questo settore viene posta sempre più in alto, anno dopo anno, con le aziende che lavorano a soluzioni più eco-friendly, soprattutto per quanto riguarda il corretto filtraggio dell’aria.

E se la purificazione dell’ambiente è fondamentale nelle piccole cucine di uso domestico, è evidente che peso possano avere le cappe professionali di filtraggio in ristoranti, pizzerie e tavole calde.

Cappe a carboni attivi e cappe UV, due sistemi innovativi e diversi

Valutando le possibilità di più recente sviluppo ci si imbatterà senza dubbio nel confronto tra cappe aspiranti a carboni attivi e cappe UV. Nel primo caso ci si ritroverà dinanzi un modello dal design futuristico, in piena linea con le soluzioni d’arredo moderne oggi applicabili in cucina.

Seguendo tale linea di pensiero, nella maggior parte dei casi si avrà la possibilità di acquistare delle cappe a scomparsa, celate dai pensili: un modo per non disturbare la linea impostata nell’ambiente lavorativo.

Se invece si optasse per un modello a vista, si otterrebbe comunque uno stile essenziale, in grado di adattarsi al resto dei mobili della zona cottura. Una cappa a carboni attivi può non soltanto aspirare l’aria proveniente dai fornelli o dal piano a induzione ma, optando per la versione perimetrale, andrà ad aspirare anche i fumi e tutti i vapori che si espandono lungo il perimetro dell’area di lavoro.

Le cappe UV-C rappresentano invece un punto d’incontro tra i tradizionali sistemi di filtraggio e l’efficienza delle lampade UV. Si sfruttano dunque gli stessi raggi emessi dal sole, che hanno il compito di ripulire la terra da batteri, virus e non solo, rappresentando di fatto il più avanzato e potente sistema di purificazione dell’aria esistente, quello della natura.

Le cappe UV-C riprendono lo stesso principio, emettendo raggi UV ed Ozono in maniera controllata. Il flusso d’aria in entrata passa attraverso i filtri a labirinto, per poi giungere a contatto con le lampade della cappa di aspirazione e l’Ozono generato. Ciò provoca una reazione con i grassi e gli odori, riducendone in maniera consistente il loro numero.

Quando è meglio una cappa a carboni attivi piuttosto che una a UV

Per riuscire a operare una scelta in linea con le proprie esigenze, è necessario comprendere in maniera approfondita il funzionamento di queste due tipologie di sistemi.

Una cappa aspirante a carboni attivi è in grado di depurare l’aria di una cucina in maniera efficace, sfruttando le proprietà del suo elemento principale, risultanti nel trattenere sporco e impurità. Il processo prosegue reimmettendo nello stesso ambiente l’aria accumulata, questa volta rinfrescata ma soprattutto sanificata.

Un elemento chiave è dato dall’evoluzione dei cuscinetti fono assorbenti. L’installazione di queste cappe aspiranti professionali avviene all’interno di ambienti lavorativi, ciò vuol dire che ridurre al minimo i livelli di rumorosità del filtraggio è fondamentale. In questo modo si può garantire alla propria clientela e allo staff non soltanto un ambiente salubre ma anche quieto e sereno.

Una cappa UV-C necessita d’essere installata analogamente a una cappa tradizionale. Si dovrà dunque operare un collegamento ad un estrattore, ottenendo in cambio però la formazione di ozono, che ossida la materia organica abbattendo sia gli odori che i grassi presenti nell’aria aspirata, trasformando il tutto in polvere e molecole del tutto inodore. Come fosse un anello di congiunzione tra sistemi del passato e innovazioni future.

Costi e manutenzione delle cappe professionali

I filtri antiodore contenenti carboni attivi non possono in alcun modo essere lavati: una volta esaurita la loro funzione, devono necessariamente essere sostituiti. Ciò rappresenta un elemento importante nella fase di scelta, considerando la frequenza con la quale tale operazione dovrà essere eseguita.

Generalmente si dovrà provvedere alla sostituzione ogni quattro mesi, limite temporale oltre il quale inizierebbero ad essere rilasciati nell’ambiente dei cattivi odori.

La manutenzione delle cappe UV-C prevede un intervento di pulizia approssimativamente ogni 600 ore, da effettuare con un panno imbevuto di detergente. Per quanto riguarda le lampade UV, invece, la loro durata è garantita per circa 8000 ore, per poi iniziare a perdere d’efficacia: ciò garantisce circa 11 mesi di autonomia.